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Artonauti: l’arte vissuta come spazio d’archiviazione

Ce l’ho, ce l’ho, mi manca. Il busto di Nefertiti per la Venere di Botticelli? Andata. Niente Batistuta per Baggio, Walter Samuel per Edgar Davids ci penso. Già perché dal 15 marzo parte il progetto Artonauti. le figurine dell’arte, finanziato dalla fondazione Cariplo per il quarto anno iC – Innovazione Culturale.
Un po’ La chiave segreta per l’universo di Hawking, un po’ Non ci resta che piangere, l’album è il racconto di Ale, Morgana, e il cane Argo a spasso nel tempo. Dai ritrovamenti di Lascaux agli antichi egizi, dalla statuaria greca al rinascimento.

L’obiettivo

L’obiettivo è sensibilizzare i più piccoli al gusto estetico e alla conoscenza delle opere del passato. C’è da dire che per un’iniziativa del genere il layout dell’album è un po’ retrò:  troppo imparare divertendosi, per intenderci. Una roba che i bambini non si bevono neanche un po’, per inciso, ma che piace molto agli adulti. Ma non è tanto questo. Il fatto è che, al di là dell’obiettivo, senz’altro nobile, l’album dimostra un cambio di percezione e consumazione dell’arte.

Precisazione: l’album si presta ad essere un momento di significatività della mutazione, non è causa per se stesso di nessuna metamorfosi.

La situazione
Secondo i dati istat, sono circa 13 milioni gli italiani che sono andati al museo nell’anno solare 2017 – di cui 8 milioni paganti. Se aggiungiamo i 25 milioni di italiani che hanno visitato monumenti e aree archeologiche il totale è una buona fetta di popolazione, grosso modo la metà. Considerando i tre anni precedenti, dal 2013 in soli tre anni l’affluenza è cresciuta di cica 5 milioni di visitatori. Una controtendenza rispetto al resto dell’Europa, dove si registra un calo delle visite.

È perché l’Italia è il paese del bello, si dirà. Oppure forse, per dirla parafrasando Jess, l’amico di Henry Burns e Sally Albright, è che i musei negli ultimi dieci anni sono diventati quello che lo stadio era negli ultimi venti.

nel 2017

13 mln
visitatori
musei e gallerie statali

Se invece del museo andiamo ad analizzare un’altra industria culturale, stando a quanto sostiene AIE (associazione italiana editori), l’Italia si colloca al sesto posto per dimensione del mercato mondiale, in Europa dietro a Germania, Francia, Inghilterra. Un buon posto, tutto sommato. Peccato che il 2018 abbia segnato una battuta d’arresto nella spesa che, in media, ciascuna famiglia dedica a libri, e-book e audiolibri con un -0,4% sull’anno precedente (dati aggiornati al 2018). Questo per quanto riguarda la vendita, sulla lettura le cose precipitano ulteriormente, tra le più basse percentuali di lettori in Europa.

– 0,4%

rispetto all’anno precedente.

Consumo per nucleo familiare di libri, e-book e audiolibri

La domanda
La domanda è: come mai a una popolazione che non arriva, per la maggior parte, a leggere 3 libri all’anno (considerando sia libri cartacei che e-book più audiolibri) piace così tanto la storia dell’arte?

I dati potrebbero indicare una preferenza per le arti visive sul testo, coerentemente con la predominanza che oggi riveste l’immagine.
Oppure potrebbero indicare il fatto che, per dirla con una formula, agli italiani piace il museocome-spazio in cui entri e puoi godere di tutto.

Funziona un po’ come la pizza no stop. È evidente che oltre un certo limite non puoi andare, così come è evidente che per “leggere” la Venere di Botticelli occorrono più di 4 minuti. Ma non importa. Perché, in questo contesto, quello che conta è la sensazione di infinitezza. E per fare in modo che questo accada ci deve essere un pizzaiolo disposto a molte infornate, o uno spazio con migliaia di opere d’arte. Uffizi o Louvre fa lo stesso. Spazio = archivio.

Il cloud
L’operazione Artonauti (detta così fa un po’ spy story) è stata interpretata come un’operazione di reboot. E quindi inserita nel filone nostalgia: l’album, l’edicola, attenzione a stirare per bene la linguetta.

Ma se invece non fosse così? Se invece provassimo a leggerla alla rovescia? Se invece l’album si configurasse come lo spazio cloud rispetto a quello fisico a 7200 giri(un museo per definizione non può essere “a stato solido”)?

Allora tutto prenderebbe senso. E il fenomeno, al di là della sua indubbia utilità pedagogica, farebbe sistema con il desiderio di selezione, completezza, esaustività propria di ogni archivio. Pardon, museo. Ho sbagliato di nuovo, album di figurine.


 

Matteo Sarlo è nato a Roma nel 1989, dove vive e lavora come Editor.
Nel 2018 ha pubblicato Pro und Contra. Anders e Kafka.
Ha scritto per diverse riviste filosofiche, di critica cinematografica, viaggi, cronaca e narrativa urbana.
È fondatore di Globusmag.it

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Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018