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Emma, ovvero il risvolto dialettico dei Thirty seconds to mars

Molto scalpore, soprattutto tra i fan della rock band americana Thirty seconds to mars, ha suscitato l’uscita del brano Love is madness che prevede il featuring di Emma Marrone come seconda voce femminile. In realtà, nell’edizione originale del brano, così come compare nella tracklist dell’album America negli Stati Uniti, il cantante Jared Leto duetta con uno degli astri nascenti della nuova scena pop americana, ovvero Halsey, personaggio che ha costruito – in continuità con innumerevoli altre proposte del circuito massmediale contemporaneo – il suo profilo proprio sulla commistione a suo modo iconoclasta e blasfema di spirito rock e dimensione pop-dance. La versione per il mercato italiano, sostituendo Halsey con Emma Marrone, radicalizza tale atto di blasfemia, in consonanza con lo spirito complessivo dell’ultimo album della band capitanata da Jared Leto dal titolo America: l’impianto ritmico quasi totalmente consegnato a sample elettronici e drum machine, in un’operazione che coniuga attrazione vintage per la musica sintetica anni Ottanta, arena-rock costituito da aperture vocali e cori dall’ampio respiro, sonorità decisamente più mansuete rispetto all’impronta heavy del nu metal-emo delle prime produzioni con linee melodiche lineari e senza screamo. In questo, i Thirty seconds to mars hanno attraversato un cammino tipico delle band che hanno fatto la storia del rock (inizi di impatto e graduale ampliamento del gusto commerciale), e come i Muse vedono nell’elettronica e nel gusto retrò l’opportunità di rinnovare il proprio immaginario e il proprio stile sonoro – diversamente dai Foo Fighters che mantengono l’essenzialità del rock’n’roll proprio come strumento di “mantenimento dell’apertura seduttiva” rivolta all’adesione del pubblico. L’andamento quasi ipnotico dell’album America, fatto di voci suadenti rese avvolgenti dal delay e basi che richiamano la drum’n’bass e il trip hop, traduce in una nuova venatura espressiva quel senso distopico-catastrofista che da sempre accompagna la musica e l’estetica della band.

La voce di Halsey è sicuramente più in linea con lo stile vocale pop ma anche rock anglosassone: sgraziato e graffiato, attraente perché continuamente allusivo nella sua imperfezione, e per questo anche assai seduttivo. La voce di Emma, per quanto ben radicata nell’attuale scena pop internazionale, eredita l’impostazione della grande tradizione canora italiana femminile: il “bel canto” dalla voce piena e profonda da mezzosoprano, per quanto rinnovato dall’energia del tono, che anche negli acuti resta viscerale e cavernoso. Come sappiamo Emma è salita alle cronache di recente per la polemica suscitata dalla sua invocazione “aprite i porti” in uno dei suoi concerti, e dopo l’ennesimo e prevedibile profluvio di insulti sui social dal vivo si è rivolta al suo pubblico commuovendosi al pensiero di ciò che hanno provato i genitori leggendo le varie e deliranti esternazioni. I maligni hanno pensato fosse anche quella una recita, ma non di recita si è trattato: era una chiara manifestazione di come il pop italiano, per quanto tecnicamente ben più evoluto e capace, resti destinato al provincialismo dettato da spaccati settoriali di ascolto (Emma la ascoltano le ragazzine, gli adulti e chi ama la musica ascoltano altro, perciò le lacrime sono prevedibili).

Qui si inserisce il paradosso perverso della collaborazione coi Thirty seconds to mars: il percorso creativo della band, complice l’assunzione del frontman Jared Leto nell’immaginario divistico e  iconico, assume in sé la dialettica di cui sopra. Non solo: Leto ha alternato la sua carriera musicale a quella di attore, vincendo anche un oscar per il film Dallas Buyers Club nel 2014. A quel punto la sfida è stata quella di conciliare la pressione massmediale dello star system allo spirito aggressivo della musica: a essere stata sacrificata non è la musica, quanto tale “spirito aggressivo”, venendo addestrando e plasmato in un nuovo genere. Ma d’altronde, questo rappresenta il rapporto teso e schizofrenico che Leto intrattiene con la cultura pop (che oltreoceano è schizofrenica in sé, mentre in Europa resta incasellata dal giudizio intellettuale e per questo più facilmente gestibile): Leto è attratto dal riconoscimento sociale dell’immaginario, ne padroneggia i meccanismi con profonda coscienza. Si tratta di un amore perverso basato anche sul respingimento, un amore che è folle, nevrotico, “lo sbaglio migliore che si possa compiere”, e questo è non a caso il testo di Love is Madness. Il brano parla perciò del rapporto tra Leto e il successo massmediale. La popular culture e i riti di esaltazione divistica (compresa la configurazione cristica che visivamente assume Leto negli ultimi anni) sono i magneti dell’attuale scena rock: mentre Halsey rappresenta un’ulteriore figura ambivalente e “schizofrenica” (perciò in qualche modo vicina a Leto), probabilmente la scelta di Emma risulta più azzeccata perché esprime proprio il dialogo tra rock e pop, ma anche tra l’immaginario un tempo funerario, militaresco, gotico dei Thirty seconds to mars e la nuova stagione di rinnovamento. Emma perciò diventa l’altro da sé, l’effettivo elemento di tensione concettuale e di opposizione stilistica, culturale, musicale: oltre a essere un’operazione perfetta per la distribuzione, assume anche un significato metaforico interessante, che ricorda la collaborazione del 2009, tutta italiana, tra Linea 77 e Tiziano Ferro per il brano Sogni risplendono.

Ma mentre in quest’ultimo caso le due figure dialettiche si compenetrano e si scambiano le parti restando sul versante “heavy” (è il pop di Tiziano Ferro a venire accolto nella dimensione aggressive), nel caso Thirty seconds to mars/Emma è l’inverso: per quanto l’ “ospite” sia la cantante italiana, la sua presenza è il principio di ridefinizione stilistica della band, che proprio in Emma trovo il proprio punto limite estremo. Forse, una sorta di riferimento asintotico che si intende scongiurare nel processo di ridefinizione che riguarda la carriera della band di Jared Leto, alla luce dell’oggettiva bruttezza della canzone.

 

Credit photo Salentonews

Alessandro Alfieri è saggista e critico. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Roma e si occupa di estetica dell’audiovisivo e cultura di massa. Tra le sue pubblicazioni Il cinismo dei media, Dal simulacro alla Storia. Estetica ed etica in Quentin Tarantino e Lady Gaga. La seduzione del mostro.

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Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018