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Il desiderio (di) Liberato è la rivelazione del pop italiano

Liberato è il nuovo mistero della musica italiana. Cantante o collettivo di artisti? Un mistero. Come ha (hanno?) dichiarato a Rolling Stone:”T’POZZ’ DICERE SUL’ CA ME CHIAMM’ LIBERATO, SO’ NAT’ A NAPULE E FACCIE ‘A MUSECA”. Tramite il suo (loro?) Tumblr si entra in un mondo costruito solamente dalle strade e dai panorami partenopei, impregnati dell’odore della marjuana e del culto immortale di Maradona, della Madonna e di Cristo. Altro non è dato sapere. “E chi se ne frega” si potrebbe legittimamente rispondere. In fondo Liberato fa musica, dunque nella misura in cui si possono ascoltare le sue/loro canzoni è del tutto indifferente chi egli/loro sia/siano: l’anonimato è questione di ignoranza e non mistero. E non si capisce perché si dovrebbe desiderare lo svelamento, la scoperta della sua/loro vera identità. 

Rivelazione

Ciò sarebbe vero se Liberato semplicemente si celasse del tutto.  Al contrario, ogni canzone di Liberato è illustrata da un video di Francesco Lettieri. Lo scopo del video è esattamente dimostrare il suo non mostrarsi.  Perché? Perché, consapevolmente o meno, Liberato (o l’equipe che segue la strategia comunicativa di Liberato) è ben consapevole di quanto aveva già capito Platone: l’amore è sempre amore di ciò che non si ha. E se il possesso uccide il desiderio, ovvero arresta il movimento verso l’amato, allora il raggiungimento dell’amore, il suo appagamento, annulla l’amore stesso e il desiderio raggiunge la meta della sua corsa, arrestandosi. Se dunque si sceglie di vedere l’amore come movimento, questo è essenzialmente autonegazionenello stesso istante (iperbolico!) in cui si compie, muore.
Comprare, scaricare, rubare un oggetto e possederlo è però fin troppo facile: un buon pubblicitario deve allora saper creare una narrazione-mistero tale per cui ottenere un oggetto non implichi il possesso di quell’oggetto.

In ogni video (considerando Tu t’è scurdat’ ‘e me, Intostreet e Je te vojo bene assaje come tre capitoli di un unico racconto) Liberato assume un’immagine, un’età ed un sesso diverso. Si può così dire che ogni canzone non sia soltanto una canzone ma una ri-velazione di Liberato: mostrandoci chi può rappresentarlo, ci dice al tempo stesso chi Liberato è e chi Liberato non è (chi rappresenta qualcuno/qualcosa lo fa in quanto ha un rapporto di similitudine con ciò che rappresenta, ovvero un rapporto di non-identità e di non-contraddizione). Ogni video ed ogni canzone danno così qualcosa ed insieme segnalano qualcos’altro che deve ancora venire: si è costruito un mistero ed un desiderio che aspira allo svelamento definitivo.

Liberato-ragazzina di “9 maggio”
Liberato-donna di “Me staje appennenn’ amò”
Liberato-vuoto di “Tu t’è scurdat’ ‘e me”
Liberato-latinoamericano di “Gaiola portafortuna”

Liberazione

Quando Rolling Stone chiede a Liberato il perché di questa strategia, lui/loro rispondono così: “MA QUA’ STRATEGIA, JE VOGLIE SULE FA’ ‘A MUSECA”. Corollario: per poter fare musica (arte in generale?) è necessario liberarsi tramite l’anonimato. Diventare Liberato significa così cercare di rompere la limitante (e sempre più oppressiva) commistione tra musica e musicista, arte e persona, creazione e vita privata. In un mondo in cui tutto sembra essere destinato ad essere reso visibile e fissato definitivamente nella sua realtà dall’effetto-verità dei media digitali e dei social networks, Liberato ci dice che ciò che deve essere visibile/raggiungibile è soltanto l’arte (l’artificio e non la verità definitiva, l’approssimazione e non la meta finale del desiderio).

Ne segue che, se deve essere mostrata, anche l’immagine dell’artista debba essere liberata, resa mobile e cangiante come la sua creazione. Come la sua musica è libera di stupire incrociando linguaggi e generi musicali differenti, il nuovo e la tradizione, l’internazionale e il cittadino, così anche l’artista deve essere libero di diventare di volta in volta qualcosa di diverso, incrociando generi, etnie e stili. In fondo, come per l’arte, anche la libertà degli uomini consiste proprio nell’essere inafferrabili. Si è (veramente), ma sempre oltre ogni manifestazione visibile ed afferrabile.

Credit photos: pagina Facebook “LIBERATO” e screenshoots di video musicali pubblicati dal canale Youtube “LIBERATO” 

Andrea Ferretti è laureato in filosofia con una tesi sul Senso Comune nel pensiero di G. B. Vico. È appassionato di calcio, folklori contemporanei e giochi di ruolo.

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Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018