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La Maratona Mentana e il farsi della storia

Uno dei tratti distintivi dell’informazione politica televisiva degli ultimi anni è la definizione di un vero e proprio format che, per semplicità di riconoscimento, si può nominare “Maratona Mentana”. Si tratta delle dirette che il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, appronta per seguire, commentare, analizzare gli eventi chiave della scena politica italiana; la durata di flusso informativo eccede ogni schema pre-confenzionato, al punto da poter estendersi per l’intera durata della notte (come nel caso dei risultati elettorali) e oltre. Da qui, l’associazione con l’idea di maratona, di resistenza fisico-informativa di fronte a quello che, per certi aspetti, è il volere essere spettatori attivi davanti al farsi della storia.

Gli aspetti su cui varrebbe la pena riflettere sono molti: dalla costruzione del personaggio Mentana, come manifestazione fisica del lavoro concettuale, passando dalla declinazione dei ruoli (tipici di ciascuno gruppo sociale) al quale ogni ospite è chiamato a sottostare, fino al confronto (volontariamente esacerbato) con l’imprevisto tecnico, come espressione della realtà reale senza filtri. Ce n’è però uno in particolare che emerge con forza ed è appunto questa dimensione della presenza durante l’accadere della storia. Questa capacità/possibilità di essere lì, di testimoniare l’avvenire di qualsiasi evento che segna il divenire della comunità.

Ci sono tre aspetti di questo “farsi della storia” che anima la maratona Mentana su cui vale la pena soffermarsi: uno prettamente televisivo, uno relativo allo spettatore, uno con esplicito riferimento contenutistico.

Televisione

In sé, a volere osservare in maniera neutra, l’idea di lunghe dirette che seguono gli eventi non ha il carattere della novità. C’è una specifica categorizzazione dell’offerta televisiva che è proprio l’all-news, portata al successo dalla Cnn negli anni novanta, che fa della ciclicità informativa (evento-informazione-evento-informazione) il suo tratto identitario. Tuttavia qui si possono scorgere le prime differenze con l’operazione messa in atto da Mentana sulla 7. L’all-news trasforma l’informazione in un basso continuo, un motivo di sottofondo. L’analogia rappresentativa che coglie completamente il punto è con il rullo informativo che scorre sotto ogni immagine che si vede. La notizia diventa un po’ questo per la vita dello spettatore: un rumore di sottofondo che c’è, sta lì, che scorre senza disturbare. E che, proprio perché sempre presente, può essere attivato all’occorrenza: quando si ha voglia, interesse, opportunità.

Enrico Mentana rovescia questa logica. La maratona emerge dal flusso, non è un sottofondo. È l’evento, si staglia rispetto al resto. Fagocita il resto e cattura l’attenzione. In quell’istante sta accadendo qualcosa di importante che cambierà il futuro della nazione, della vita di ciascuno di noi. Perciò bisogna essere subito pronti a comprendere cosa sta succedendo e cosa sarà. E Mentana, con i suoi ospiti, si configura come il facilitatore, come l’anfitrione verso questo rappresentazione vivente della storia. Come fosse un presepe visivo e laico.

Spettatore

Il riflesso diretto di questo farsi della storia è la necessità di essere presente. Lo spettatore vede così riempirsi di senso la sua esistenza. È il bene comune quello al quale bisogna fare attenzione, è il futuro delle generazioni di italiani, è la politica dalla quale dipende il destino del vivere comune, non si può essere disinteressanti. L’essere presenti (indirettamente) facilita la partecipazione e amplifica il valore di ogni singolo. La storia è lì, accade, sotto gli occhi di ciascuno. I politici sono rozzi e ignoranti? Non importa. La casta offre un cattivo spettacolo e non migliora la vita delle persone? Non importa. Quello che conta è esserci. Riscattare l’anonimato della singolarità inessenziale nel grande rito di partecipazione dell’”io c’ero”.

Questa elevazione insita nell’essere spettatore della maratona segna il successo televisivo, cioè di pubblico, di queste improvvise dirette-fiume. Chi guarda si sente di far parte di una specifica élite che sceglie di guardare al di là della cronaca contingente, la televisione trash o le serie tv o i quiz, ed entra direttamente sul palcoscenico di quelli che sanno e fanno, perché è questo poi il segreto della televisione: vedere da lontano per essere vicini, protagonisti insieme ai protagonisti dello stesso grande spettacolo che è la storia.

Contenuto

Qui si manifesta in qualche modo il vero elemento di debolezza di questa costruzione televisivo-informativa-comunitaria: il cosa che si racconta, l’evento per il quale si spezza il flusso del quotidiano. La strategia di Mentana, in maniera inevitabile, è quella di spingere sul portato significativo, sul rendere evento il decorso tutto sommato rituale dei processi politici. Questo processo è facilitato da un certo schiacciamento percettivo, favorito dal passato all’era digitale, che attribuisce all’ultimo fatto, all’ultima situazione un carico di valore totalizzante (è sempre la più grande tragedia, il più grave attentato, la perdita più dolorosa, l’avvenimento più incredibile). E quindi, forte di questa forma mentis acquisita in altri ambiti, la maratona trasforma l’ultimo incontro, l’ultima consultazione in quella decisiva, in quello della svolta. Ovviamente, la spinta all’eccezionalità contenutistica si scontra con la stessa formula diluitiva a livello procedurale: per raccontare l’evento clou servono ore, cioè processi, procedure, abitudini, rituale. Come se, alla fine, in una sorte di affermazione controfattuale non sia così straordinario quello che sta accadendo.

Il tarlo sulla portata di questa scelta informativa risiede alla fine in questo aspetto: vale la pena rendere evento i processi, attribuendo loro una valenza che alla fine non hanno? Che effetti ha la delusione dello spettatore, convinto di essere chiamato a testimoniare il farsi della storia, quando invece è solo l’accadere della contingenza?

Credit foto: pagina Facebook La7

Salvatore Patriarca Giornalista, filosofo, imprenditore. Il suo ultimo libro è Il digitale quotidiano (Castelvecchi).  

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Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018