Press "Enter" to skip to content

L’io è una città. Orientarsi alla fine di una storia

La similitudine è nota. C’è Norman Bates che entra a casa. Poi ci sono due scale, una che conduce al piano superiore e una che conduce in cantina, dove c’è il volto scheletrico della madre. Secondo Slavoj Zizek, che ha utilizzato la similitudine in The Pervert’s Guide to Cinema, la casa metaforizzerebbe alla perfezione i tre stadi freudiani della coscienza: piano superiore Super-io, piano terra Io, cantina Es.

La similitudine sarebbe dunque: la struttura della propria psiche equivale alla struttura di una casa. Una su tre piani, non un monolocale, ma capiamoci.

 

i tre livelli della casa sono i tre livelli della psiche

Questo modo di pensare è più comune di quanto si creda; non occorre approdare alle riflessioni del filosofo e psicanalista sloveno. Già perché Quartz, producendo recentemente un diagramma che segnala la canzone perfetta per ogni tipo di finestoria, ha ragionato esattamente in questi termini.

Come hai preso la rottura?

IPOTESI 1

Me la vivo fino in fondo

IPOTESI 2

Sono distrutto

IPOTESI 3

Sono pronto ad andare avanti

Il diagramma si sviluppa tra direttrici:

  • Me la vivo fino in fondo: è l’atteggiamento di quello che potremmo definire il dissoluto esperienzialista, quello che il tragitto se lo gode in ogni suo risvolto perché per quanto difficile possa sembrare “ogni vissuto contribuisce a definire la mia identità“.
  • Ho il cuore spezzato: è l’atteggiamento di quello che potremmo definire il nostalgico oltranzista, quello che è sempre rivolto al passato e vive la fine della propria storia come la recisione di potenzialità latenti. È chi non riesce ad elaborare il lutto per via di una sorta di egocentrismo di ritorno, perché “per quanto possa avermi fatto male con lui/lei devo dire addio anche a me stesso”.
  • Sono pronto ad andare avanti: è l’atteggiamento di quello che potremmo definire il progressista razionale, quello che il tragitto se lo è fatto e ne vive il punto finale come scioglimento.

A partire da queste direttrici, che funzionano da punti cardinali della propria psiche, ci si mette in viaggio. Il punto fondamentale? Innanzitutto capire dove ci si trova, cioè geolocalizzarsi.

Ecco allora che la metafora della casa, sottotesto concettuale del diagramma di Quartz, dovrebbe essere allargata: la nostra psiche non è l’appartamento di Norman Bates, la nostra psiche è una intera città. La necessità? Capire come muoverci al suo interno, e possibilmente senza fare troppi incidenti.

Dai The National a Rihanna, dai Fletwood Mac a Bill Withers. Ci sono dei viali e ci sono stradine più piccole. Ci sono le piazze e ci sono le insenature.

Ancora nostalgici? Niente di meglio di Fake Empire:

Turn the light out, say goodnight
No thinking for a little while
Let’s not try to figure out everything at once
It’s hard to keep track of you falling through the sky

Convinti di non poter essere più felici? Allora è il caso di Tuesday Heartbreak di Stevie Wonder:

Tuesday heartbreak seem to be a drag
When you know that you love her especially
Catch up baby, catch up with my dreams
Maybe then I can see you all the time

Tutto dipende da dove si parte e dove si va. Perché quel che conta è non fare naufragio, per utilizzare un lessico marino, e tenere ben salda la rotta. Seguire il proprio poros, per non cadere in un’aporia.
Per farlo occorre soltanto una mappa, e il desiderio di viaggiare (ancora).


 

Matteo Sarlo è nato a Roma nel 1989, dove vive e lavora come Editor.
Nel 2018 ha pubblicato Pro und Contra. Anders e Kafka.
Ha scritto per diverse riviste filosofiche, di critica cinematografica, viaggi, cronaca e narrativa urbana.
È fondatore di Globusmag.it

Commenta per primo

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018