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The Umbrella Academy e la dialettica dello straordinario

Nel 2007, Gerard Way, cantante del gruppo pop-punk My Chemical Romance, pubblica il primo numero di un fumetto di supereroi da lui concepito e disegnato. Nel 2019, Netflix propone la trasposizione di quel fumetto. E non delude affatto. Complice l’innata capacità del gigante dello streaming di confezionare sempre prodotti di grande impatto, The Umbrella Academy, la serie del momento, sarà anche costellata di plot-holes ed esiti facilmente prevedibili ma riesce ugualmente a farsi apprezzare, soprattutto in virtù dell’attenta caratterizzazione dei suoi personaggi. In essi, è armoniosamente combinata la familiarità propria di una certa normalità stereotipata con l’inattingibilità di ciò che è paradossale, di ciò che è avvolto nel mistero, di ciò che è il contrario di come dovrebbe essere. Una dicotomia perfettamente aderente all’ormai riconoscibile “filosofia Netflix” e che in The Umbrella Academy trova una delle sue massime espressioni all’interno della dialettica “ordinario-straordinario”.

Supereroi in famiglia
Una tale dialettica è riscontrabile in ogni vicenda riguardante i supereroi, ma qui si comprende meglio che altrove come il fulcro attorno a cui questa si dispiega ed esplode è quello costituito dalla famiglia. Tralasciando gli intrecci amorosi spesso montati ad arte per i fandom, non sono moltissime le famiglie dotate di superpoteri: ci sono gli Incredibili, firmati Pixar, la loro mal celata trasposizione in serie tv per la ABC di No ordinary family, e ci sono soprattutto i Fantastici 4, tra i massimi esponenti dell’universo Marvel ideato da Stan Lee. Ma se non esistono moltissime famiglie di supereroi, la stragrande maggioranza dei supereroi conserva un rapporto fondamentale con la famiglia. Si pensi a Superman, figlio del consigliere di Kripton Jor-El ma anche del contadino Jonahan Kent. Si pensi a Spiderman cresciuto con l’immancabile zia May e che deve al defunto zio Ben l’aforisma che darà forma alla sua intera esistenza, quello delle “grandi responsabilità”. E si pensi a Batman, perennemente costretto a fare i conti col ricordo tragico dell’uccisione dei genitori all’origine della volontà di combattere il crimine in una incurabile Gotham city.

Da questi ultimi esempi emerge chiaramente il ruolo centrale della famiglia nella vita e per la missione del supereroe, perlomeno da Ulisse in poi: una “casa” da tenere lontana affinché si possa continuare sempre a “tornare” ad essa. La maschera che indossano i supereroi ha tradizionalmente la funzione di tenere al sicuro la propria famiglia. Lo sdoppiamento dell’identità è necessario affinché l’ordinario possa esser preservato nello straordinario, al di là di esso ma al contempo sotto la sua ala protettiva. Una continuità paradossale, quella tra ordinario e straordinario, che trova un’emblematica rappresentazione nella scena de Gli Incredibili 2 in cui Elastigirl continua ad esser madre (rispondendo al telefono alla figlia che le chiede che fine avessero fatto le scarpe) anche mentre insegue un treno per tentare di fermarne la folle corsa prima che sia troppo tardi.

Extra-ordinary [SPOILER ALERT]
È propria del senso comune la tendenza a ricondurre lo straordinario nell’ordinario. La famiglia, luogo fondamentale dell’ordinario, è spesso dipinta come lo straordinario per antonomasia. Da qui, quella vasta retorica per cui, ad esempio, i genitori diventano “eroi” agli occhi dei figli. Appunto, lo straordinario interamente ridotto all’ordinario. In realtà però, un’autentica extra-ordinarietà è attingibile in quello spazio che persiste tra il solipsismo sterile e la straordinaria ordinarietà della famiglia, ovvero precisamente nel momento singolare del legame familiare che viene meno, dell’oltrepassamento di quella dialettica per cui l’ordinario crede di poter tenere in sé lo straordinario e lo straordinario crede di poter sopravvivere nell’ordinario.

In The Umbrella Academy si compie esattamente questo oltrepassamento. Nel suo romanzo autobiografico intitolato non a caso Extra-ordinary, Vanya racconta di quanto sia difficile vivere, (apparentemente) privi di ogni potere, all’interno di una “famiglia straordinaria”.  I sei componenti originali dell’Umbrella Academy, giovanissimi supereroi mediaticamente esaltati, acclamati dal pubblico e celebrati con tanto di statuette da collezione e gadget di varia natura, ne escono così ridimensionati. La loro straordinarietà viene letteralmente “smascherata” e rivelata nella sua continuità rispetto ad un ordinario con pochi alti e moltissimi bassi. La stessa Vanya si dimostra vittima di questo circolo e ricerca insistentemente lo straordinario nella sua “normale” ordinarietà. La sua vicenda dimostra però come esso possa essere attinto pienamente solo se si ha il coraggio di spezzare ogni legame (“familiare”) con quella ipocrita ordinarietà già sempre straordinaria, di rifiutare l’ormai rivelata dialettica dello straordinario. Il risultato è quello per cui la “grigia” Vanya dischiude il suo puro essere come Violino Bianco: la sua visione atterrisce, il suo potere è in grado di distruggere il “mondo”.

 

Lorenzo Di Maria, molisano, è laureato in Filosofia con una tesi triennale sulla fine della storia e del politico in Alexandre Kojève, e una magistrale sulle trasformazioni della democrazia nell’epoca del digitale. Ha pubblicato articoli per Globus, Players e Lo Sguardo.

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Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018