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Antonio Muñoz Molina, la Letteratura e il Viaggio sulla Luna

C’è una specie di santa trinità, tutta fatta di M, nella letteratura contemporanea di lingua spagnola: Millás-Molina-Marías. I tre godono della stessa progressiva fama di un’altra santa trinità, astronautica: Collins-Aldrin-Amstrong. Se ragionassimo per insiemistica, i due gruppi sono costruiti alla stessa maniera: c’è uno iperfamoso, Javier Marias / Niel Amstrong. C’è lo sconosciuto che non se lo merita, Michael Collins / Juan José Millas. E poi c’è uno un po’ famoso e un po’ no, Buzz Aldrin / Antonio Muñoz Molina.

Mondadori e Feltrinelli hanno tentato, ma niente. Ha tentato Passigli, ancora niente. Ad Agosto 2018 l’ultimo libro pubblicato risaliva al 2006 con Il vento della luna (Mondadori).
Poi arriva la 66thand2nd e raccoglie la sfida. In questo gesto c’è tutto il coraggio di chi vuole battersi e di chi sa che, comunque andrà, avrà compiuto un gesto fatto bene. Così, dal 20 settembre è disponibile Come ombra che declina di Antonio Muñoz Molina, nella traduzione di Carlo Alberto Montalto. Si tratta del penultimo libro di AMM. Tra La noche de los tiempos e Un andar solitario entre la gente.

Per trama, Come ombra che declina, finalista al Man Booker Prize 2018, è stato giustamente avvicinato a Libra di Don DeLillo. Così come lo scrittore di New York ha raccontato la storia di Lee Harvey Oswald, AMM si è messo in testa di raccontare la storia di James Earl Ray, l’uomo che il 4 aprile del 1968, dal balcone del Lorraine Motel, sparava un colpo a Martin Luther King.

Per il modo che ha di condurre una storia, si è detto che la sua letteratura è un incrocio tra Fiction e Memoir. E così saremmo apposto con i promoter. Ma al di là delle definizioni – che possono pure avere un senso in determinate fasi di distribuzione e promozione – di cosa è fatta la sua scrittura?

foto tratta dal profilo Facebook di Antonio Muñoz Molina

Il punto è che più lo leggi e più lo segui e più ti sembra che il modo che ha di scrivere sia una conseguenza del tutto inevitabile del suo viso. Le sopracciglia più scure dei capelli, sempre più ora di un bianco così brillante, il naso abbondante e un sorriso bonario che sembra andare lì dove punta il suo pensiero. Si tratta di un uomo così attento e meditabondo, di certo con un senso spiccato per l’analisi e insieme per la coltivazione della terra. Lo vedresti bene dietro una Valentine di Sottsass e allo stesso tempo in un campo di grano al sole, con un cappello di paglia a falde larghissime sulla testa. Te lo immagini da piccolo andare a scuola portandosi la sedia da casa o tirare i pantaloni del padre da dietro il bancone che gestiva, di ortofrutta al mercato.

Rende del tutto naturale il fatto che mettersi a leggere una sua storia non vuol dire soltanto ascoltarne una, ma vuol dire sempre ascoltare lui che te la racconta. Tutto ha a che fare con due minuti caratteri: IO. Ecco quel che importa. È soltanto quell’«io» che conta davvero. Ed è l’«io» che sta sulla soglia di Come Ombra che declina:

«la paura mi ha risvegliato nella coscienza di un altro; la paura e l’intossicazione da letture e ricerca. È stato come aprire gli occhi in una stanza diversa da quello in cui mi ero addormentato».

«Una stanza diversa da quella in cui mi ero addormentato». Eccola la similitudine per le sue storie: stanze di una casa. Ci entri e cominci a girare. Prima il salotto, poi la sala da pranzo e via discorrendo. Soltanto che c’è sempre lui che ti fa da guida turistica. 

Ecco un altro esempio, da Sepharad. In questo caso Molina riesce persino a sovrapporsi ad una storia come quella di Kafka e Milena

«il ricordo inconscio è la sostanza e il lievito dell’immaginazione. Senza saperlo, nell’immaginare il viaggio di Franz Kafka su un espresso notturno stavo ricordando un mio viaggio di quando sul treno che mi portava a Madrid, da una donna con gli occhi chiari e i capelli castani a cui avevo mandato un telegramma qualche minuto prima di comprare il biglietto di seconda classe con soldi presi in prestito, deciso a lasciare tutto per lei. Arrivai all’alba e non trovai nessuno ad aspettarmi».

Oppure da In the Night of Time:  

I see him first at a distance in the rush-hour crowd, a male figure identical to all the others, as in a photograph of the time.  

Metaforizzando, ogni suo personaggio è una fotografía de entonces («photograph of the time»).
In una recente intervista del Man Booker Prize, interrogato su quanto ci fosse, in Come ombra che declina, del suo io di trent’anni fa e quanto sia stato “narrativizzato”, Molina ha risposto così:

«What can you know for sure about the person you were 30 years ago? You see a picture of yourself and you hardly recognize that face, much less the mind peering through it. You feel almost as fictional as a fully made up character. But it doesn’t 't save you from regret…»

E poi in Carlota Fainberg, quando stacca queste righe. Qualcosa di molto vicino a un manifesto:

«Non esiste un racconto innocente, né una lettura innocente, e quindi il testo è allo stesso tempo la battaglia e il bottino o, per usare la splendida similitudine di Daniella Marshall Norris, ogni semantic field è in realtà un battlefield, anzi per meglio dire (dovrei prendere nota di questa idea per poterla poi sviluppare) un oilfield in cui la ricerca del petrolio ha successo soltanto quando raggiunge gli strati più profondi».

Mettersi a leggere una storia di Antonio Muñoz Molina è qualcosa di più che ascoltare una storia. Mettersi a leggere una storia di Antonio Muñoz Molina è entrare nell’Apollo 11 con il dodicenne che, nel Vento della Luna, ha immaginato di compiere quel viaggio impensabile, insieme a Michael Collins, Neil Amstrong e soprattutto Buzz Aldrin.

E vuol dire, ogni volta, partire con l’altro dodicenne, quello vero, quello che andava alle elementari portandosi la sua piccola sedia da casa. Come nessun altro adorava Jules Verne.
E ogni volta, con lui, compiere il viaggio. Sulla luna.


 

Matteo Sarlo è nato a Roma nel 1989, dove vive e lavora come Editor.
Nel 2018 ha pubblicato Pro und Contra. Anders e Kafka.
Ha scritto per diverse riviste filosofiche, di critica cinematografica, viaggi, cronaca e narrativa urbana.
È fondatore di Globusmag.it

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Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018