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«Non è mezzanotte chi vuole» di Antonio Lobo Antunes. L’antidoto allo Storytelling minimalista

Arriva in libreria Non è mezzanotte chi vuole di Antonio Lobo Antunes (Feltrinelli, traduzione di Vittoria Martinetto). Non è una cosa da poco. Non è una cosa che succede tutti i giorni. Già, perché qui in Italia i suoi libri arrivano di rado. E una volta che sono arrivati, spariscono presto. Per inciso, stiamo parlando del più grande scrittore  portoghese vivente dopo Pessoa. Non è mezzanotte chi vuole è un libro del 2012. E un  ritardo di sei anni per un libro di Antunes lo devi considerare come una specie di traduzione in simultanea.

C’è una certa febbre nell’accostarsi ai suoi incipit. Le sue storie sono fatte, più di altre, di lingua. Già, la lingua. Non è una questione di trama, di introduzione di personaggi, di dialoghi, di conflitto, di incipit dinamico. Non è questione se funziona o non funziona. È questione soltanto di voce. Perché la voce è la scala a chiocciola che ti porta più giù, sempre più giù. Per il modo che ha di trasformare quei segni, di metterli uno vicino all’altro, ognuno una piccola scatolina piena di presagi e indicazioni. E per il modo che ha di scoperchiartela sotto il naso.

Ecco qua:

Mi svegliavo nel mezzo della notte convinta che il mare mi stesse chiamando da dietro le persiane chiuse, voltavo il capo verso la finestra e sentivo che mi fissava così come mi fissava il rumore dei pini e mi fissavano le voce dei miei genitori dal fondo del corridoio, tutto mi fissava nel buio ripetendo il mio nome, domandavo

– Che cosa ho fatto?

e silenzio, il mare e i pini scomparivano dalla finestra, dove siete andati, e i miei genitori zitti, se perdessimo il mare e i pini non rimarrebbe quasi nulla, qualche tetto, ciuffi di canne, la sabbia, senza orme di gabbiani, al mattino prestissimo, solo feccia di marea che i bagnini non hanno ancora spezzato, pezzi di legno, alghe, catrame, io cinque anni, i miei fratelli sette e nove, non parlerà del mio fratello più grande, non si parla del mio fratello più grande, eccolo là a sorridermi

– Bambina

Con i suoi occhi piccoli come due biglie Antunes scrive per quella necessità che la vita ti mette davanti. L’ha capito quando era medico in Angola e ha visto passare davanti a sé una donna con un piccolo cartoccio tra le braccia. Poi da quel cartoccio sbucare fuori un piedino. Da quel momento per Antunes scrivere è una necessità, e non un atto intellettuale o esornativo.

Perché Antunes ha la passione disperata di chi sa che l’unico modo che la pagina ha di curare la vita non è quella di metterla in forma ma di riconsegnarne gli stessi tempi, gli stessi spazi, le stesse pause e gli stessi scoppi improvvisi. Ecco perché leggere Antunes è come seguire il racconto di una voce che ti sembra arrivare da molto lontano, e che in qualche modo è la voce di una persona che hai amato ancor prima di averla conosciuta.


 

Matteo Sarlo è nato a Roma nel 1989, dove vive e lavora come Editor.
Nel 2018 ha pubblicato Pro und Contra. Anders e Kafka.
Ha scritto per diverse riviste filosofiche, di critica cinematografica, viaggi, cronaca e narrativa urbana.
È fondatore di Globusmag.it

 

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Popmag è una testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Macerata - numero 633 del 14 Febbraio 2018